Palazzo Ricci,
scalone d'ingresso
Palazzo Ricci,
salone delle feste
Palazzo Ricci,
Ivo Pannaggi Treno in Corsa, 1922
Palazzo Ricci, edificato nella seconda metà del Cinquecento e successivamente trasformato
nel corso del Settecento, sorge su un’area in precedenza appartenuta all’Abbazia
di Fiastra. Nel 1608 fu oggetto di “compra” da parte dell’agostiniano Gregorio Petrocchini
da Montelparo, cardinale del pontefice Sisto V, che nel 1622 lo donò alla nipote
Girolama in occasione delle sue nozze con Antonio III Ricci, entrando così a far
parte dei beni della nobile casata maceratese.
I documenti esistenti non consentono di far chiarezza sulla figura dell’architetto
ideatore dell’edificio, mentre il nome più ricorrente è quello di Giovan Battista
Capitani, sovrintendente ai lavori e responsabile del cantiere.
Ingenti trasformazioni architettoniche e dell’apparato decorativo, volute da Antonio
IV Ricci nella seconda metà del Settecento, determinano l’aspetto attuale dell’edificio.
Dalla lapide ubicata nell’atrio sappiamo che i lavori si sono protratti fino al
1772, conferendo al palazzo, dal punto di vista stilistico e architettonico, un
essenziale ordine compositivo e geometrico.
Nel 1976 la Cassa di risparmio della provincia di Macerata acquisisce lo stabile,
ponendo fine allo stato di forte degrado in cui versava e dando avvio ad un’imponente
campagna di restauro che ha permesso di recuperare gli elementi architettonici,
decorativi e ornamentali originari.
Oggi questo magnifico “contenitore” ospita la prestigiosa collezione di arte italiana
del Novecento di proprietà della Fondazione Carima.